Il prodigioso olfatto del gatto

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Vivendo con un gatto si finisce con l’ammirare tutto di lui. E’ infatti un animale affascinante, misterioso, dotato di straordinarie qualità. Ci incantano la sua eleganza nei movimenti, fluida e quasi di seta, la sua agilità, la vista eccezionale che gli permette di correre anche al buio, l’udito finissimo a cui non sfugge nulla. E ancora il suo carattere tranquillo, pacato e paziente, come quello di un vecchio saggio che ormai conosce tutto sull’andamento del mondo.

C’è però un aspetto del micio di cui si parla poco. Una caratteristica fisica forse poco conosciuta e per questo un po’ sottovalutata, ma che ha dell’incredibile. Il suo olfatto.

Per rendersi conto di quanto il naso di un gatto sia fine quasi quanto quello di un cane, si deve pensare che è formato da circa 200 milioni di cellule olfattive, che paragonate ai 5 milioni presenti nel nostro, spiegano come sia possibile che alcuni odori per noi “inesistenti” per lui siano invece perfettamente chiari, nitidi come se li vedesse.

Vero prodigio di ingegneria, il naso del gatto possiede al suo interno una complicata struttura fatta di pieghe ossee che servono per tenere intrappolata l’aria carica di odori e metterla poi a contatto con le cellule sensoriali. Perciò quando il micio respira, una parte dell’aria introdotta finisce nei polmoni e una parte, che contiene odori particolari, rimane invece in queste speciali fosse nasali, ricchissime di recettori, per essere riconosciuta.

Per chi sa sfruttarlo, il fiuto felino rappresenta una straordinaria risorsa. Può essere utilizzato per esempio in campi che per tradizione appartengono ai cani, come il controllo dei bagagli all’aeroporto. Ci si è accorti infatti che per alcune sostanze, il gatto si dimostra più attendibile dei pastori tedeschi. E’ accaduto a Mosca dove due gatti, di nome Vashka e Masha, sono diventati famosi per aver contribuito a dare un duro colpo al traffico di caviale. Grazie al loro naso hanno permesso alla polizia russa di sequestrare grossi quantitativi di uova di storione in uscita illegalmente dal paese. L’odore del pesce, per quanto nascosto o coperto da altre sostanze, non è sfuggito i due gatti doganieri.

L’olfatto è un senso importantissimo per il micio. Non solo gli serve per seguire le prede – non dimentichiamo che ha un fortissimo istinto di predatore - ma anche per la vita di relazione. Gli serve infatti per decifrare i messaggi odorosi lasciati dagli altri gatti o dagli altri animali che vivono nel suo territorio. Ed è indispensabile per l’alimentazione. Prima di assaggiare qualsiasi cibo il micio deve prima annusarlo con cura. E’ capitato che gatti, che a causa di qualche incidente avevano tragicamente perso l’olfatto, si siano poi drasticamente rifiutati di mangiare.

Ma non è finita. Il gatto riesce a sentire gli odori anche catturandoli con la lingua, un po’ come fanno i serpenti. Quando un maschio si imbatte nella traccia odorosa di un gatto rivale oppure in quella di una femmina in calore, si comporta in modo strano. Apre la bocca come se stesse sorridendo, scopre i denti, e si mette ad ansimare. Ciò non significa che è agitato o spaventato e neppure che ha troppo caldo. Sta invece facendo funzionare un sofisticatissimo strumento di riconoscimento degli odori: l’organo di Jacobson, chiamato anche “organo vomeronasale”. Si tratta di una particolare struttura sensoriale che si trova nel palato e ha la forma di un piccolo sigaro. Molto sviluppato nei rettili, è presente anche nei mammiferi anche se, nel corso dell’evoluzione, è molto regredito. Ansimando in quel modo strano, il micio pompa l’aria con gli odori sull’organo di Jacobson. Il meccanismo è questo: arrotola la lingua, cattura le molecole odorose e le mette a contatto con l’organo ricco di vasi sanguigni e nervi. Così facendo, il gatto riesce a percepire contemporaneamente l’odore e il sapore dei composti chimici sparsi nell’ambiente.

Roberto Allegri


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